Si elegge domani il consiglio direttivo dell’ADCI e, salvo sorprese dell’ultima ora, il nuovo presidente dell’ Art Directors Club Italiano dovrebbe essere Marco Cremona.
Il più giovane socio mai eletto a questo onere.

Non riconosco all’età né meriti né colpe, a priori. Che si parli di giovinezza o di maturità.
Personalmente trovo anche irrilevante che abbia vinto Cannes, Clio, e altri prestigiosi premi internazionali. Ma questo dovrebbe tranquillizzare la parte più provinciale del club.
Trovo molto interessante, invece, che questi premi li abbia vinti con campagne vere, oltre che belle e forti. Campagne che avevano un secondo insight: l’invito a immaginare un mondo migliore.
Ho da sempre un debole per chi mi fa sorridere e sognare.
Nel comunicato stampa inoltrato dalla segreteria ADCI, leggo anche che la bozza programmatica del candidato “verte sulla necessità di ridare centralità al Club ricompattando l'associazione attorno ai temi fondanti: la valorizzazione della creatività italiana in tutte le sue forme e la centralità dei creativi.”
Non ho la minima intenzione di dare consigli ma voglio dire alcune cose sull’argomento.
-La valorizzazione della creatività italiana in tutte le sue forme è il primo punto dello statuto ADCI. Meraviglioso sentire che venga ricordato.
-Per perseguire questo obiettivo dovremmo dedicare i nostri sforzi al ricostruirci una credibilità presso gli uomini di marketing. Perché senza il cliente, l’azienda, non si fanno grandi campagne.
Al massimo annuncini e fake campaign.
-Un annual zeppo di campagne fake, finte, uscite una volta grazie alla compiacenza di un cliente conciliante o inconsapevole, non migliorerà il vissuto che l’uomo di marketing medio ha della nostra categoria professionale: macchiette da happy hours che pensano a cazzate come i premi mentre l’economia è in crisi”
Negli ultimi anni, diversi direttori marketing e amministratori delegati mi hanno citato ad esempio la campagna Telecom "Gandhi", quella stessa campagna che i creativi ADCI votarono come migliore tre anni fa.
Come dire, che quando l’idea è forte, consistente, rilevante, eccetera, mette d’accordo tutti.
A quella campagna lavorò anche Marco Cremona.
La prima volta che la vidi pensai fosse stata pensato all’estero. Visioni del genere sono rare in Italia.
Per questo credo che Marco Cremona potrebbe persino raggiungere l’obiettivo indicato nella sua bozza programmatica. Il primo requisito per raggiungere i sogni è averne.
p.s.
votate anche Matteo Righi come consigliere. Ha fatto un lavoro enorme e di qualità.
Il più giovane socio mai eletto a questo onere.

Non riconosco all’età né meriti né colpe, a priori. Che si parli di giovinezza o di maturità.
Personalmente trovo anche irrilevante che abbia vinto Cannes, Clio, e altri prestigiosi premi internazionali. Ma questo dovrebbe tranquillizzare la parte più provinciale del club.
Trovo molto interessante, invece, che questi premi li abbia vinti con campagne vere, oltre che belle e forti. Campagne che avevano un secondo insight: l’invito a immaginare un mondo migliore.
Ho da sempre un debole per chi mi fa sorridere e sognare.
Nel comunicato stampa inoltrato dalla segreteria ADCI, leggo anche che la bozza programmatica del candidato “verte sulla necessità di ridare centralità al Club ricompattando l'associazione attorno ai temi fondanti: la valorizzazione della creatività italiana in tutte le sue forme e la centralità dei creativi.”
Non ho la minima intenzione di dare consigli ma voglio dire alcune cose sull’argomento.
-La valorizzazione della creatività italiana in tutte le sue forme è il primo punto dello statuto ADCI. Meraviglioso sentire che venga ricordato.
-Per perseguire questo obiettivo dovremmo dedicare i nostri sforzi al ricostruirci una credibilità presso gli uomini di marketing. Perché senza il cliente, l’azienda, non si fanno grandi campagne.
Al massimo annuncini e fake campaign.
-Un annual zeppo di campagne fake, finte, uscite una volta grazie alla compiacenza di un cliente conciliante o inconsapevole, non migliorerà il vissuto che l’uomo di marketing medio ha della nostra categoria professionale: macchiette da happy hours che pensano a cazzate come i premi mentre l’economia è in crisi”
Negli ultimi anni, diversi direttori marketing e amministratori delegati mi hanno citato ad esempio la campagna Telecom "Gandhi", quella stessa campagna che i creativi ADCI votarono come migliore tre anni fa.
Come dire, che quando l’idea è forte, consistente, rilevante, eccetera, mette d’accordo tutti.
A quella campagna lavorò anche Marco Cremona.
La prima volta che la vidi pensai fosse stata pensato all’estero. Visioni del genere sono rare in Italia.
Per questo credo che Marco Cremona potrebbe persino raggiungere l’obiettivo indicato nella sua bozza programmatica. Il primo requisito per raggiungere i sogni è averne.
p.s.
votate anche Matteo Righi come consigliere. Ha fatto un lavoro enorme e di qualità.







