
Di Spot Anatomy amo la coralità e l'entusiasmo.
Mi è piaciuto il coraggio con cui si sono messi in gioco realizzando uno spot.
Sì, proprio loro che sezionano i commercial altrui sotto lenti di ingrandimento impietose, ironiche senza alcuna soggezione reverenziale verso chi le ha prodotte.
Lo confesso, ho un debole per questo loro spirito.
Non voglio tanto giudicare il loro esordio da un punto di vista tecnico. Non avrebbe senso.
Un ottimo critico letterario può anche non essere ottimo poeta sin dal primo componimento.
Ma questo non toglie nulla alla sua competenza in veste di critico.
Ottuso e meschino è il poeta che rinfaccia al critico letterario l'ingenuità del suo primo esperimento.
Mi limito a dare qualche suggerimento per limare alcuni aspetti che non mi hanno convinto.
Il giovane dovrebbe osservare al microscopio uno spot. Ora sembra che guardi un vecchio film.
La metafora sessuale scelta è un po' border line con il "cattivo gusto". Di conseguenza la recitazione andrebbe alleggerita. Anche perché il punto di arrivo (è un trans) non è esattamente lieve.
Più sfumature e meno cliché narrativi, quindi.
Lei (il trans) non si piega mostrando il culo in modo così evidente.
Il protagonista non fischia come un camionista di Avignone.
Le non si lecca il dito come una piadinara di Sorbolo. Si muove con l'ingenuità di una vergine e ha occhi di cerbiatta. Deve far scattare pulsioni protettive e di tenerezza prima che "scoperecce".
Questo renderà lo sviluppo finale un po’ meno prevedibile.
"l’ingenua fanciulla in fiore è in realtà un maschione"
è più interessante, secondo me, rispetto a
"non è una ninfomane bensì un trans allupato"
Questo perché "l'affamata di cazzi" è più immagine/immaginario "maschile" che femminile.
Di conseguenza, l’accostamento “affamatadicazzi+transessuale”
è barocco più che sorprendente.
Infine, l’ultimo suggerimento copy.
Io chiuderei con:
Non farti sedurre dalle apparenze.
Spot Anatomy
La pubblicità al microscopio
E’ più breve, chiarisce il senso della metafora e meglio si salda con la missione di spot anatomy:
coscienza critica per aprirci gli occhi davanti alla pubblicità.
Riprovateci mes amis âș








Capisco che non abbia la faccia per indicare nuove frontiere, sogni e grandi ideali ma, mon Dieu, è proprio necessario evocare questa apocalisse della bistecca? Grasso malato e carne marcia mi precipitano in un mare nero di lucreziana memoria, dal quale riemergo spolpato. 

I titoli mi sembrano elegantemente inconsistenti. Un fioretto svolazzante e autocompiaciuto, per gratificare i convinti. Del tutto inutile, secondo me, sul bersaglio decisivo: gli indecisi.
Il Cavaliere appare meno confuso. Ha scritto i titoli e scelto il lettering. Usa la sciabola ( e ti pareva). Non è elegante, ma molto più incisivo anche se è il canino della rivincita quello che gli vedo scintillare inquietante nei sorrisi da sondaggi.
Il bravo ragazzo incanutito, mi riferisco al cocotte delle mamme, non rischia dicendo qualcosa che tutti pensano: “è ora di aiutare le famiglie”. Quando e come? Nell’ Italia di domani. Mi ricorda il “vuelva usted manana” “torni domani”, cantato dal giornalista spagnolo Larra nel XIX secolo. Les italiens si sono fermati lì. Più che romantico mi pare decadente.
Concludo abbandonando la politica per una campagna televisiva che mi ha rimescolato dentro. Guardatela e mi capirete. La protagonista ha un’ espressione così struggentemente ineffabile, quasi avesse perso qualcosa: un amore, il senso della vita, un venticello arcano. Chissà?
Un tifoso del Milan non riconoscerebbe Kakà contorto in questo modo. Ma evidentement Mirco Bergamasco è più conosciuto di qualunque calciatore di successo. E poi…che dire del mirabile simbolismo banca flessibile & rugbista disossé et kamasutré? Non diciamolo.
Dico invece che mi ha messo molta tristezza vedere Ikea ridotta così. Una volta dava “più spazio alle idee”. Ora usa 13 parole in affissione per ripetere due volte che offre la qualità a un buon prezzo. Qualunque sia la motivazione di questa virata, non è un bel segno.
Sfogliare la free press nel vagone non ha scacciato la malinconia:
Chi è il "con" che ha inventato il trend cattive ragazze? E l’art che per evocarne le ombre luciferine ha messo le corna alla “O”? Il vostro Giurì ha fatto sospendere la campagna in cui Siffredi celebrava le virtù della patatina. Ma nessuno si sconcerta per questo incitamento alla prostituzione:
sei metri per tre da cui mi pare di comprendre che il Made in Italy ha fatto di Costantino un vessillo. In hoc signo vinces?
Così mi è stato facile trovare la cOOkies e salutare kttb & friends.
Pubblico questa immagine non solo per la gioa delle lettrici di kttb, ma per ricordare ai cuginetti che domani, contro l'Inghilterra, nemmeno la parte migliore di Mirco Bergamasco vi servirà molto.
Aspetto la metropolitana. Fisso questo manifesto da diversi secondi e continuo a non capirlo. Forse vuole dire che se non ti puoi permettere un bagno decente subito, fai meglio ad accontentarti di un cesso. Io, lo sapete, sono sensibile all’argomento. Lo eleggo subito reginetto della settimana. Ma continuo a non capire la gallina.




Buon giorno a tutti. Ho deciso di utilizzare questo spazio che KTTB mi ha offerto, perché dopo anni di lavoro tra Parigi e Marsiglia, ho più voglia di commentare la pubblicità che farla. Parlerò solo delle campagne palesemente sbagliate e quindi brutte, perché nella mia vita di tutti i giorni sono costretto a farne solo di giuste. E io odio la routine. Anticipo la vostra prima domanda. Il nome di questa rubrica nasce da una considerazione poco romantica, forse, ma autentica. Il cesso è l’unico posto al mondo che ricompensa i miei sforzi. Questo ancoraggio positivo mi ha indotto, col passare del tempo, a trascorrere diverse ore al giorno in questo luogo. Risparmiatevi il sarcasmo. Le agenzie italiane in cui si lavora oggi non sono meglio. Per lo meno io sto nel Mio cesso. E seduto, comodamente, scrivo, sfoglio libri e giornali, di tutto il mondo. La campagna (?) che propongo oggi non l’ho trovata su una rivista al trade slovena, ma in un periodico italiano molto importante. Invito tutti, a commentarla insieme, seduti anche voi sul cesso. Un commentario collettivo, uno sforzo all’unisono, con un obiettivo nobile: evitare le campagne sbagliate. Perché? Perché feriscono, non solo chi le commissiona o è costretto a farlo. Fanno male al nostro lavoro. Lo mandano a putain (come diciamo dalle mie parti). Ma non basta dire è brutta. Se vogliamo liberare il mondo da questa brutta piega dobbiamo saper dire perché è sbagliata. Chi comincia?