Il nuovo consiglio direttivo ADCI ha tolto la propria egida al Capitolo Freelance, l'associazione che riunisce i creativi "non assunti", "indipendenti", "temporaneamente a spasso", "partite iva" scegliete voi l'etichetta. Ne ho sentite troppe.
Non ne conosco il motivo ufficiale e non ho elementi per un giudizio sulla questione.
Vorrei però condividere alcune riflessioni.
Il nuovo consiglio ha fatto capire sin dall'inizio di voler perseguire con decisione l'obiettivo primario del Club enunciato nell' articolo 2.1.2 dello statuto.
"Obiettivo primario è quello di migliorare gli standard della creatività nel campo della comunicazione e delle discipline ad essa collegate. Promuovere la consapevolezza dell'importanza di questi standard all'interno della comunità aziendale, istituzionale e del pubblico in genere, in Italia e all'estero.
Marco Cremona, in particolare, aveva indicato nella sua bozza programmatica la volontà di “ di ridare centralità al Club ricompattando l'associazione attorno ai temi fondanti: la valorizzazione della creatività italiana in tutte le sue forme e la centralità dei creativi.”
Non ne ha illustrato la strategia per ora, ma ci ha dimostrato una discreta propensione all'azione, piuttosto che alla discussione.
La comunicazione e le spiegazioni arrivano in seguito.
La cosa, non mi dispiace in assoluto.
Ho visto anni di discussioni portare a decisioni che non scontentavano tutti, ma non accontentavano davvero nessuno.
Di solito poco utili.
In questi primi due mesi il nuovo consiglio si è trovato all'inseguimento. Ma ha preferito non rimandare l'azione. Emblematico il caso della Portfolio Night. Quando è uscita la notizia dell'edizione italiana a 40 euro, sono stato tra quelli che hanno stigmatizzato il prezzo più alto del mondo.
Il consiglio ADCI è stato molto reattivo nel notare il tam tam della giungla blogosferica e disponibile nel rispondere a tutte le domande.
Ci sono molti "giovani", nel nuovo consiglio, a iniziare dal Presidente. Virgolette d'obbligo quando si parla comunque di uomini di 35 anni suonati. Non sono d'accordo con chi li ha definiti avventati perché inesperti.
Io mi aspetto che nei prossimi giorni, il consiglio spieghi le ragioni di questa scelta sul capitolo free lance.
Credo che sia molto importante una spiegazione. Una risposta a questa domanda:
perché il Consiglio Direttivo ha ritenuto il "capitolo freelance" non coerente con l'obiettivo strategico del club?
Da sempre sono allergico a parrocchie e sotto parrocchie. Da tempo considero i 260 euro di iscrizione ADCI una sorta di inserzione pubblicitaria, una presenza laddove ci si auto definisce "il club che riunisce alcuni tra i migliori creativi italiani".
Ho sempre riscontrato una certa tendenza a creare delle sotto classificazioni "linneiane" dei distinguo tra soci di serie A e serie B, delle fasce di dubbia utilità. Non dovremmo sprecare tempo ed energie a stabilire tra noi chi è più bravo. Per questo, e per chi ci tiene, c'è il Mercato.
Io credo che la "categoria dei creativi" dovrebbe oggi correre verso una direzione comune, al di là del valore professionale dei singoli.
Disquisire tra assunti e free lance è poco attuale. Quale sia il trend lo sappiamo tutti. E' non credo che la maggioranza dei 200 soci adci sia data da dipendenti.
Non mi pare sensato affermare che il nuovo consiglio non voglia riconoscere il capitolo free lance perché "gli sfruttatori non possono salvaguardare gli sfruttati". Sfruttati si diventerà tutti se continueremo a litigare per cazzate come i lapis; se non troveremo norme di comportamento comuni, di fronte ad offerte economiche imbarazzanti che si accettano solo per paura che un altro possa dire di sì.
Lasciatemi citare Gianni Lombardi quando cita Enzo Baldoni:
(Enzo)Ha sempre sostenuto una tesi di grande importanza per creativi e consulenti freelance: i creativi risolvono i problemi, perché hanno talento e lo sanno usare. Per questo creano valore, e questo valore deve essere riconosciuto.
I freelance, come i creativi in generale, devono essere consapevoli del valore che creano. Senza chi realizza creativamente il messaggio pubblicitario, uscirebbero pagine bianche e spot a camera fissa. Testi, immagini, audio e video sono il contenuto indispensabile su cui si regge tutta la comunicazione: pubblicitaria, editoriale, digitale e dell’intrattenimento.
In qualunque categoria professionale esistono delle oscillazioni di prezzi, anche molto ampie. Dipendono dal curriculum, dall'autorevolezza, dal passa parola, dalla faccia tosta. Ma esistono soglie al di sotto delle quali non trovi un professionista. Una visita specialistica medica parte da 80 euro e può arrivare anche a 500. Ma se vuoi pagarne 20 vai da uno stregone indonesiano e devi comunque pagarti l'aereo. Se vive a Milano ti chiederà di più.
Il problema vero di tutta la nostra categoria è "dare un valore alle idee, al nostro lavoro". In Italia un professore di liceo classico con 20 anni di anzianità guadagna 1200 euro al mese. Un calciatore medio di serie A li guadagna in un due ore. Una velina in un giorno. Che piaccia o meno, facciamo parte di un sistema in cui guadagni per quello che fai guadagnare.
Noi siamo in grado di dimostrare alla "comunità delle aziende" quanto il nostro lavoro possa fruttare?
Non sarà facile. Ma è qualcosa che dovremmo fare. Svenderci singolarmente non ci aiuterà. Nè ci gioverà dare la sensazione alle aziende che siamo una litigiosa comunità capace solo di accapigliarsi su temi superficiali quali i premi.
Ho persino il sospetto che dovremmo riscrivere l'articolo 2.1.2 dello statuto:
"Obiettivo primario è quello di migliorare gli standard della creatività nel campo della comunicazione e delle discipline ad esse collegate.
La stategia è promuovere la consapevolezza dell'importanza di questi standard e dimostrarla alla comunità aziendale.
(Dell' istituzionale e del pubblico in genere, in Italia e all'estero...possiamo pure fregarcene per un po').
Mi chiedo anche quanto l'annual sia uno strumento strategico in tale prospettiva. E' una domanda vera. Non ho la risposta.
Io auspico che passata la scarica di adrenalina e il testoterone dimostrativo, Consiglio ADCI e Capitolo Freelance ritrovino la volontà di discutere "con calma, serenità e pacatezza", in che modo questi due "raggruppamenti" possano operare coerentemente e congiuntamente in funzione di un obiettivo che non può essere più solo di un ristretto club. Dovrebbe essere condiviso da chiunque faccia e ami il nostro lavoro.
Andiamo oltre, insomma.
Al di là degli insulti anomini, delle distinzioni tra free lance illustri e illustri sconosciuti.
Al di là delle perenni manifestazioni di infantilismo, in una categoria che ha un disperato bisogno di crescere, da tutti i punti di vista.
Andiamo oltre. E' l'essenza del nostro lavoro.