KTTB A Tutto Tondo verso parolamia
lunedì, 31 marzo 2008
Lo confesso, non l’ho capita immediatamente. Forse una sorta di rimozione delle mie prime goffe esplorazioni .  “Che cavolo ci fa questo scemo vestito da Indiana Jones in una foresta surreale?" Al terzo secondo ho guardato il prodotto (Epil) e letto il copy: “Signore, per favore, usatelo.” E ho iniziato a sghignazzare. Spero faccia lo stesso effetto anche a voi ☺

epiljonesepilindianaepil

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categoria:pubblicità, il sorriso delle 5
domenica, 30 marzo 2008
Per quanto si possa amare il proprio lavoro, il ritorno all’attività  è sempre un piccolo trauma. Gli errori da evitare sono: correre subito al computer, scaricare le email e controllare il proprio progress della settimana. Io li ho commessi tutti e tre. Risultato: shock da rientro.
E a proposito di shock ecco alcuni esempi di comunicazione in cui si è scelto di  non utilizzare mezze misure o eufemismi.

1) AIDS

Immagine 92) Violenza sui minori
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3) Sesso con minorenni
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4)Donare il sangue
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5) Protezione pedoni
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6) Pedofilia

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categoria:pubblicità
venerdì, 21 marzo 2008
Incredibile scoop messo a segno da Livia Iacolare
Dove avevano fallito le migliori penne  del firmamento sportivo, da Gianni Mura a Darwin Pastorino, da Luca Valdiserri all' eterno Gianni Minà,  è invece arrivata  lei, Livia Iacolare. La brillante cronista ha non solo rintracciato l'isola della Polinesia dove Saudade Malinconia sta vivendo la sua storia d'amore con Parolamia.  E'  addirittura riuscita a convincere il fantasista dei bolinhos a lasciarsi intervistare.
E a lei Saudadeto si è raccontato senza filtri.  Mostrando i suoi aspetti meno noti,  più umani.
Un documento unico: la prima intervista a un omino del Subbuteo. Non perdetevela.
Buona Pasqua a tutti. Ci si rilegge lunedì 31 marzo :)


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categoria:subbuteo, cdm , parolamia, coppa dei marpioni, saudade malinconia
venerdì, 21 marzo 2008
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giovedì, 20 marzo 2008
Ultimamente posso avere dato la sensazione di teorizzare e cazzeggiare (e le due cose spesso si assomigliano). In realtà non ho smesso di archiviare le campagne che mi hanno colpito di più. Eccone una selezione.





(The more you run  the slimmer you get)
RadiantGymClock
Powersmartraindeer
GMballs
metro-2of6
chevbelairhair
Nova-adsoftheworldNova-Rap-adsoftheworld
Nova-Ska-adsoftheworld
SBSface
Grabber
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categoria:pubblicità
giovedì, 20 marzo 2008
Roby è il primo eliminato della Coppa dei Marpioni. Passano il turno Riccardo Torri e Giovani Pagano.
Questi i risultati:

Giovanni-Robi 3-0
Riccardo-Giovanni 2-0
Riccardo-Robi 4-0

Sì è poi giocata un'amichevole di lusso tra kttb, campione in carica e Riccardo Torri. Grande spettacolo  e vittoria di Riccardo, per 2-1 con gol decisivo segnato nei minuti finali. Ancora assente Saudade Malinconia che prosegue la sua latitanza con Parolamia in un'isola misteriosa della Polinesia, come testimoniano anche queste foto rubate da un paparazzo.


saudade&parolamia
piscina
treschepalme
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categoria:subbuteo, cdm , parolamia, coppa dei marpioni
mercoledì, 19 marzo 2008
Scende in campo  il "girone di ferro".  Tre  pretendenti per le gattediviaplinio. Uno sarà eliminato. Tutto in diretta, dalle 20.30 in poi.

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categoria:subbuteo, cdm , coppa dei marpioni
mercoledì, 19 marzo 2008
ABCI è la categoria di rialfabetizzazione della comunicazione italiana il cui scopo non è rispondere alla domanda “perché non vinciamo a Cannes?” ma trovare risposte comuni che possano aiutare a tirarci fuori dalla merda. O, detto senza francesismi,  capire cosa possiamo fare perché il nostro lavoro torni ad assomigliare a una professione.

Immagine 4
La gara è spesso l'apoteosi delle simulazioni. Mediamente coinvolge una “task force” così composta:

un project manager, uno strategic planner, un giovane account  (sottoufficiale schiavo di collegamento), tre coppie creative (la concorrenza interna stimola). Altre figure professionali vengono coinvolte con minore impegno: media executive, assistente di produzione. E non dimentichiamo l’amministratore delegato, che di solito partecipa alle tre o quattro riunioni interne. Calcolando un impegno giornaliero medio di 4 ore a persona, sono 240 ore alla settimana.
L’agenzia che, a un mese dal briefing, entra nella sala riunioni del potenziale cliente ha sino quel momento investito novecentosessanta ore lavorative. Se ipotizziamo un costo persona medio di 50  euro lordi all’ora, siamo a quasi 50 mila euro.  Se l’agenzia entra nella short list finale (da due a quattro agenzie) dovrà investire almeno altre 150 ore per “affinare le proposte”.

A questo punto scattano inevitabilmente una serie di meccanismi psicologici propedeutici al comportamento noto come “pronitudine di ritorno”. Qualunque domanda venga formulata, che riguardi aspetti creativi o contrattuali, la risposta è “sì”.
Lo chiamano approccio hard selling, aggredire il mercato, in realtà si sta cercando di difendere, non perdere quanto già investito. E’ giocare in difesa. La gara mette mediamente l’agenzia in una condizione di fare promesse più che premesse.
Ma ci sono promesse che non possono essere mantenute e sono la premessa per un rapporto falso e quindi infruttuoso. Promettere un fee molto basso, di solito porta poi l’agenzia a inventarsi i modi più fantasiosi per recuperare soldi in altri modi.
Questo significa che anziché utilizzare ogni neurone per contribuire al successo di quella marca si sprecheranno tempo ed energie per fini meno costruttivi.

Questa situazione la determinano le agenzie, non le aziende.  
Non dovremmo chiederci che preventivo faranno le altre agenzie. Chiediamoci che preventivo possiamo fare noi per dare il migliore servizio e troviamo tutti i modi possibili per saperlo spiegare, argomentare. Certo, esiste la possibilità di perdere quella gara per avere chiesto un fee onesto. Ma, in tal caso,  eviteremo anche di lavorare con un’azienda a cui dover  raccontare un sacco di palle.

C’è troppa paura di quello che faranno gli  altri, i nostri concorrenti, e troppa poca determinazione nell’affermare chi siamo, cosa sappiamo fare e come vogliamo farlo.
La paura di perdere appiattisce tutto,  le proposte creative come  i programmi di governo. Se ne sono accorti persino Veltroni e Berlusconi.

Qualche anno fa partecipai a una gara ristretta, a tre, per una società molto nota, nel food. Non remunerata, una settimana di tempo per la presentazione, briefing traballante. Oggi rifiuterei. Nel 2003 trovai buona la motivazione “dai, solo per la statistica hai il 33% di possibilità di vincere. Se poi consideri la tua media alta in gara…
Presentai a tutto il Marketing. Ma non parlava nessuno. Fior di laureati e masterizzati fissavano una signora misteriosa. Sembrava la casalinga di Voghera.
Era in realtà l’addetta alle ricerche. Il filo diretto con la casalinga di Voghera.
Lei demolì tutto il lavoro proposto e ci diede una serie di indicazioni e “paletti”.
A questo punto gli uomini di marketing riacquistarono la favella per dire che “ci ringraziavano per l’impegno dimostrato e gli stimoli comunque interessanti. Ci aspettavano il lunedì alle 15 per la presentazione finale.” Era un giovedì pomeriggio.
Uscii da quella riunione molto perplesso. Non era l’ego ferito, ma la sensazione che
con tutti quei vincoli, fosse pressoché impossibile creare delle storie a cui non potesse pensare chiunque. “Abbiamo già investito 3 mila euro negli storyboard, non ha senso tirarsi indietro a questo punto”  disse il mio socio, intuendo la mia perplessità.
Gli risposi citando un saggio bis nonno: “mai buttare soldi buoni dietro a soldi sbagliati”. In ogni caso, per puro spirito competitivo, decisi di non mollare. Nuovo giro di riunioni, parole, storyboard.
Arriva quel lunedì, alle 15 sto  già aprendo la borsa porta lay out. Mi sento a disagio, mi pare di esporre delle banalità totali. Sono delle banalità totali. Devo cercare di raccontarle bene. Penso a Sally quando simula l’orgasmo al ristorante: tutto può essere simulato.  Ma la responsabile delle ricerche sorride, anche i fior di laureati masterizzati sorridono. Il mio socio sorride.
La risposta non arriva entro le 48 ore promesse. Dopo una settimana chiamiamo noi.
Dall’altra parte c’è un certo imbarazzo iniziale. Poi la spiegazione: “non capiamo come possa essere accaduto ma voi e le altre due agenzie, ci avete presentato tre proposte praticamente identiche. Forse vi abbiamo indirizzato troppo

Perché la comunicazione italiana non è al livello di quella degli altri paesi?
Perché succedono cose così.
Perché noi agenzie permettiamo che accadano cose così
Perché accettiamo rapporti non trasparenti sin dal principio della relazione con l’azienda, il potenziale cliente.  E chi parte male è a metà del disfacimento. 
Sono stato ancora prolisso, mi fermo qui. Alla prossima.

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categoria:pubblicità, abci
martedì, 18 marzo 2008
Allenamento a porte aperte per i bolinhos di kttb, ancora privi di Saudade Malinconia.
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Il fantasista è in un'isola misteriosa della Polinesia, a quanto pare con Parolamia.
Ci risulta che domani mattina concederà un'intervista esclusiva a una nota giornalista del web. Tutti speriamo che rientri in tempo per l'esordio in Coppa dei Marpioni, il 9 aprile.
Le immagini (Ag. Scrauser), ci mostrano il cOOkies Giant Stadium in piena efficienza e con già i primi sponsor del torneo esposti. Ricordiamo la diretta web, domani sera, a partire dalle 20.30 QUI

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categoria:subbuteo, cdm , coppa dei marpioni
martedì, 18 marzo 2008
ABCI è la categoria di rialfabetizzazione della comunicazione italiana.
Lo scopo non è rispondere alla domanda “perché non vinciamo a Cannes?” ma trovare risposte comuni
che possano aiutare a tirarci fuori dalla merda. O, detto senza francesismi,  capire cosa possiamo fare
perché il nostro lavoro torni ad assomigliare a una professione.


Immagine 4Nelle due puntate precedenti ho proposto due prime regole:
1)Abituiamoci a dare sempre un valore ecomico al nostro lavoro. Noi per primi che siamo i cuochi, i cosiddetti “creativi”. Lavoriamo per vivere, non per produrre opere immortali.
2) abituiamoci a scegliere, non lasciamoci solo scegliere. Dobbiamo stimare le persone con cui lavoriamo, che siano direttori creativi o clienti. Quando manca la stima va sempre a finire male. Tanto vale non iniziare nemmeno.
Diverse Email e commenti alle prime due puntate hanno posto l’accento sullo stesso problema.
Se non accetto gli stages gratis, chiunque me li proponga, non ho alcuna possibilità di entrare in un mondo che mi attira, di fare il lavoro che ho scelto. Ho più possibilità di cambiare il sistema facendone parte che standone fuori.
In apparenza, il ragionamento non fa una grinza.
Le  agenzie stesse hanno abbracciato questa filosofia “imprenditoriale”.
Ed è molto più grave.
Iniziò ad accadere 22 anni fa e ci ha portati all’attuale presente.

C’era una volta l’ASSAP, (oggi assocomunicazione). Era costituita da una cinquantina di agenzie che per farne parte dovevano avere una serie di requisiti.
“Combattiamoci con la forza delle idee, non con la debolezza davanti al cliente” era la filosofia alla base. Il fee (compenso d’agenzia) era il 15% dell’investimento media fatto dal cliente. Un’azienda poteva convocare a una gara non più di 4 agenzie ASSAP. E doveva riconoscere un “gettone di partecipazione” (dieci milioni di lire). Convocare una gara tra 4 agenzie assap significava per l’azienda  un “cip” da 40 milioni. Naturalmente poteva invitarne solo due. Avere le idee chiare aiuta sempre a risparmiare.
Poteva anche invitarne non assap e con regole differenti.
Ma non avrebbe avuto i migliori professionisti.
Un’agenzia assap non poteva partecipare gratis né prendere parte  a una gara   in cui fosse presente una struttura non assap. 

Oggi non so se siano necessari requisiti particolari per fare parte di assocomunicazione. So che l’agenzia di Toscani (La Sterpaia) ne fa parte.
Nascondendosi dietro l’alibi del non poter fare “cartello”, le più grandi agenzie italiane partecipano solo a gare non remunerate (comunicatemi pure le eccezioni) confrontandosi tra di loro, ma anche contro la pizza&fichi o la Cialtroni & Associati. Entrano in competizione per fee dello 0,8%.
Le  gare sono spesso gruppi laocoontici di cui tutti parlano male ma che tutti fanno.
Eppure una gara ha dei costi. Chi li paga?

Li pagano i clienti, quelli ai quali promettiamo di impiegare le risorse interne migliori e il nostro tempo.
“Con il fee che mi passano è già tanto se ci faccio lavorare i due junior. Per di più siamo senza contratto. Ovvio che mi conviene usare i creativi più bravi  per portare a casa altro fatturato”
Questa frase, con sfumature diverse, è stata detta, pensata, attuata troppo spesso negli ultimi anni.
E’ come se noi creativi senior fossimo diventati dei Cyranò. I nostri pensieri, immagini e parole sono usati per “sedurre” in chiave new business. Terminata questa fase, passiamo alla seduzione successiva. Non “trombiamo” mai.
Dei costi di una gara parliamo domani.
Per chi l’avesse dimenticato Laocoonte è quel sacerdote troiano che non voleva lasciare entrare in città il cavallo di legno. “Temo quegli stronzi dei greci anche quando portano doni”. Per farlo tacere, Poseidone gli mandò contro due enormi e cazzuti serpenti che trascinarono in mare lui e i figli accorsi a difenderlo. Gruppo laocoontico è diventato così un modo per definire gruppi di persone aggrovigliate e allo sbando che non si stanno divertendo. Più che pensare a Cannes, vale la pena lottare per liberarsi dalle spire (continua)
postato da: KTTB alle ore 08:39 | Permalink | commenti (1)
categoria:pubblicità, abci
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