Il senato ha definitivamente approvato il ddl "sicurezza", manca solo la firma del Presidente Napolitano.
Esattamente 11 anni fa, un poeta e presidente negro lasciò una sorta di testamento spirituale in cui si augurava che nord e sud fondessero le proprie culture.
Si chiamava Senghor e aveva oltre novant'anni.

Prima di lasciarvi al suo "testamento-appello", vi invito a leggere anche questa "testimonianza" di un'amica che ho letto ieri su facebook.
Ieri sono andata nel mio solito bar a bermi una birretta.
Ho trovato però qualcosa d'insolito: una camionetta dell'esercito.
Faceva tanto Teheran o Bagdad.
(sarà la moda del momento)
Mi sono messa ad osservare uno dei militari che ne sono scesi.
Giacchè lo stavo fissando, lui mi ha chiesto se andasse tutto bene.
Ho condiviso così la mia considerazione: "La vostra tuta mimetica qui fa tutto tranne che mimetizzarvi, pensavo."
La battuta è stata di suo gradimento e così abbiamo parlato un po'.
Il suo compito, mi ha spiegato, è quello di dare la caccia agli extracomunitari.
Fermarli, perquisirli, e arrestarli.
(Non li arrestano davvero: le carceri sono piene, quindi li tengono in stato di fermo e poi li invitano a tornare dopo 5 giorni. "Non tornano mai" mi ha spiegato. Alla terza volta che uno viene beccato, però, viene "rispedito al suo paese")
Il procedimento, mi ha spiegato, non avviene così in scioltezza.
Se l'extracomunitatio "fa storie o fa il furbo", si becca una maganellata d'incoraggiamento sulle gambe. Così tira fuori prima i documenti, sempre che ce li abbia.
Certo: perchè loro - l'esercito (che dovrebbe essere all'estero in zone di guerra, ma grazie al PROVVEDIMENTO SICUREZZA - che non inasprirà gli animi, è in CENTRO A MILANO) sono autorizzati a picchiare preventivamente. Che non si sa mai.
E poi "sti extracomunitari sono tutti o delinquenti o spacciatori, quindi.."
"Ma non ti senti in colpa?" ho chiesto io, buttandola sull'ingenuità onde evitare di farmi arrestare.
La risposta è stata sintentica quanto eloquente: "No, anzi."
"E quando li trovate con la droga?" ho chiesto (senza essermi ripresa dallo shock del pestaggio). "La droga va all'antidroga, che dovrebbe portarla in un posto e bruciarla"
"Secondo me mica la bruciano tutta" - dico io.
"Beh, ovvio: ognuno ha i suoi vizi, no?" ridacchia lui.
E dopo poco se ne sono andati "a caccia".
Che bella l'Italia.
Esattamente 11 anni fa, un poeta e presidente negro lasciò una sorta di testamento spirituale in cui si augurava che nord e sud fondessero le proprie culture.
Si chiamava Senghor e aveva oltre novant'anni.

Prima di lasciarvi al suo "testamento-appello", vi invito a leggere anche questa "testimonianza" di un'amica che ho letto ieri su facebook.
Ieri sono andata nel mio solito bar a bermi una birretta.
Ho trovato però qualcosa d'insolito: una camionetta dell'esercito.
Faceva tanto Teheran o Bagdad.
(sarà la moda del momento)
Mi sono messa ad osservare uno dei militari che ne sono scesi.
Giacchè lo stavo fissando, lui mi ha chiesto se andasse tutto bene.
Ho condiviso così la mia considerazione: "La vostra tuta mimetica qui fa tutto tranne che mimetizzarvi, pensavo."
La battuta è stata di suo gradimento e così abbiamo parlato un po'.
Il suo compito, mi ha spiegato, è quello di dare la caccia agli extracomunitari.
Fermarli, perquisirli, e arrestarli.
(Non li arrestano davvero: le carceri sono piene, quindi li tengono in stato di fermo e poi li invitano a tornare dopo 5 giorni. "Non tornano mai" mi ha spiegato. Alla terza volta che uno viene beccato, però, viene "rispedito al suo paese")
Il procedimento, mi ha spiegato, non avviene così in scioltezza.
Se l'extracomunitatio "fa storie o fa il furbo", si becca una maganellata d'incoraggiamento sulle gambe. Così tira fuori prima i documenti, sempre che ce li abbia.
Certo: perchè loro - l'esercito (che dovrebbe essere all'estero in zone di guerra, ma grazie al PROVVEDIMENTO SICUREZZA - che non inasprirà gli animi, è in CENTRO A MILANO) sono autorizzati a picchiare preventivamente. Che non si sa mai.
E poi "sti extracomunitari sono tutti o delinquenti o spacciatori, quindi.."
"Ma non ti senti in colpa?" ho chiesto io, buttandola sull'ingenuità onde evitare di farmi arrestare.
La risposta è stata sintentica quanto eloquente: "No, anzi."
"E quando li trovate con la droga?" ho chiesto (senza essermi ripresa dallo shock del pestaggio). "La droga va all'antidroga, che dovrebbe portarla in un posto e bruciarla"
"Secondo me mica la bruciano tutta" - dico io.
"Beh, ovvio: ognuno ha i suoi vizi, no?" ridacchia lui.
E dopo poco se ne sono andati "a caccia".
Che bella l'Italia.














